La storia dell’uomo è fatta di importanti evoluzioni che hanno migliorato il nostro modo di vivere, come l’introduzione di terapie per curare forme di tumore che fino a qualche anno fa erano incurabili.

L’implantologia è esattamente uno di quei progressi che hanno reso migliore la vita di quelle persone che avevano perso i denti e che sognavano di riavere denti fissi.

Tuttavia, in passato l’implantologia era traumatica e richiedeva numerose sedute. In questa pagina saranno spiegate le fasi più importanti che hanno segnato il passaggio dall’implantologia pioneristica alla moderna implantologia a carico immediato.

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Anni '60: i primi impianti in titanio

Se oggi l’implantologia non è più traumatica come invece era in passato, è grazie a un percorso scientifico molto lungo e complesso che in parte è nato proprio in Italia negli anni ’60, grazie agli studi del dr. Stefano M. Tramonte.

Anche prima di allora si era cercato di sostituire i denti mancanti con l’ausilio di impianti inseriti nell’osso, tuttavia le viti erano rigettate dall’organismo dei pazienti perché riconosciute come corpi estranei. Per evitare il problema del rigetto, nel 1964 il dr. Tramonte introdusse per la prima volta nella storia dell’implantologia l’uso di un materiale che non provoca rigetto: il titanio.

Il titanio è un materiale biocompatibile che, in quanto tale, non è riconosciuto come corpo estraneo dal nostro organismo.

Ciononostante,  i casi di fallimento implantare continuavano a verificarsi anche dopo l’introduzione degli impianti in titanio. Il motivo di questi fallimenti era legato al carico immediato.

In quel periodo si ignorava la realtà scientifica per cui l’osso tende a inglobare al suo interno i materiali biocompatibili (come il titanio, per l’appunto), avvolgendoli e bloccandoli al suo interno. Pertanto, l’implantologia consisteva nel posizionamento di impianti a lama che si incastrassero nell’osso. Non essendoci alcun motivo che giustificasse l’attesa, le protesi erano posizionate immediatamente sugli impianti appena inseriti, causando spesso il fallimento dell’intervento implantare.

In questo contesto, negli anni ’70 fa la sua comparsa il dr. Brånemark che con i suoi studi ha rivoluzionato  l’implantologia, rendendola sicura e affidabile.

Anni '70: il carico differito

L’implantologia osteointegrata è stata introdotta negli anni ’70 dal professor Brånemark.

dr. Branemark

Il dr. Brånemark

Il merito del ricercatore svedese è quello di aver scoperto l’osteointegrazione, ossia la tendenza dell’osso a saldarsi con l’impianto dentale in titanio.

Questo significa che un impianto integrato nell’osso avrebbe dato ampie garanzie di stabilità e di tenuta nel tempo. Per favorire il processo di osteointegrazione, tuttavia, era necessario che l’impianto non si muovesse dalla sua posizione di inserimento, dal momento che anche piccoli movimenti avrebbero potuto compromettere il buon esito del processo.

Come è stato risolto questo problema?

L’attesa di diversi mesi era una condizione fondamentale per ricostruire denti fissi con le più ampie garanzie di successo. In particolare, per assicurare la perfetta integrazione degli impianti con l’osso ed evitare pericolosi micro spostamenti,  prima di “caricare” la protesi era necessario attendere l’avvenuta osteointegrazione degli impianti. Nello specifico, era stata calcolata un’attesa di circa 4 mesi nel caso della mandibola e di 6 mesi nel caso della mascella superiore per avere ampie garanzie di stabilità degli impianti.

Questa scoperta diede vita all’implantologia a carico differito o “ritardato”, che ancora oggi prevede l’attesa di diversi mesi tra il giorno del posizionamento degli impianti e l’applicazione della protesi fissa.

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Anni '90: il carico immediato

Vent’anni dopo l’intuizione del prof. Branemark, negli anni ’90 le ricerche dell’odontoiatra portoghese Malò e gli studi di autorevoli ricercatori del settore dimostrarono che, in presenza di specifiche condizioni, non occorre attendere l’avvenuta osteointegrazione prima di applicare la protesi fissa agli impianti dentali.

Difatti, in caso di riabilitazione di un’intera arcata e in presenza di una buona quantità e qualità dell’osso, è possibile applicare sin da subito la protesi fissa agli impianti, senza che ne sia compromessa la stabilità nel tempo. In tal caso, occorre posizionare gli impianti in specifiche posizioni e con la massima precisione, avvalendosi di chirurghi esperti e della moderna tecnologia.

Questa procedura è denominata implantologia a carico immediato e permette di caricare immediatamente gli impianti con denti fissi.

La procedura del carico immediato trova fondamento in una regola scientifica ben precisa: un impianto dentale può sostenere il carico masticatorio senza spostarsi dalla posizione esatta in cui è fissato se è in grado di sostenrfere una forza non inferiore a 35 Newton.

Oggi, grazie alle continue ricerche, in strutture specializzate come le nostre puoi aspettarti di riavere denti fissi in 24 ore anche in presenza di un quadro clinico complesso.

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Fattori di successo del carico immediato

Il grande merito del dr. Malò è quello di aver mantenuto nel carico immediato le stesse percentuali di successo del carico differito, pur avendo ridotto i tempi necessari a completare il trattamento sulla base di studi e ricerche.

 

 

In concreto, l’implantologia a carico immediato è possibile con le stesse percentuali di successo del carico differito grazie a:

  • anni di studi condotti da professori ed esperti in implantologia dentale a livello mondiale;
  • complesse ricerche in cui hanno investito anche le aziende leader nella produzione di impianti dentali;
  • proprietà specifiche degli impianti per il carico immediato che facilitano l’osteointegrazione (superficie ruvida, misure e forme specifiche per il carico immediato). Anche grazie a questa evoluzione nei materiali usati, numerosi studi attestano che il carico immediato non mette a rischio l’osteointegrazione, che ha luogo naturalmente seguendo le tempistiche e le modalità proprie del carico differito;
  • sviluppo di sofisticati hardware e software diagnostici che permettono di pianificare l’intervento;
  • l’impiego di macchinari avanzati e stampanti 3D che consentono di ridurre drasticamente anche i tempi di realizzazione delle protesi.

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Conclusioni

Se il merito del Dr. Branemark è quello di aver reso l’implantologia un metodo affidabile per riavere denti fissi, il merito del Dr. Malò è quello di aver reso l’implantologia più rapida e quindi meno traumatica, perché non richiede di sostenere ripetute sedute dal dentista.

Ancora oggi molte persone restano sorprese di fronte alla possibilità di non doversi più sottoporre a numerose sedute per riavere denti fissi. Si tratta di una straordinaria evoluzione dell’odontoiatria che è resa possibile dal progresso tecnico-scientifico e dalle competenze di implantologi esperti.

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